Un club del libro californiano fa registrare un primato leggendo Joyce per ventotto anni.

Estimated read time 4 min read

E’ il tempo dedicato dal circolo di lettura a “Finnegans Wake” una delle opere più complesse dello scrittore irlandese. E ora, dicono, si ricomincia

L’obiettivo della maggior parte dei book club americani, i gruppi di lettura collettiva, è di affrontare un libro alla volta e discuterne. Spesso occorrono settimane, oppure mesi. Ma un circolo della California ha battuto ogni record: ha impiegato 28 anni per concludere la lettura di Finnegans Wake, di James Joyce. La discussione delle pagine, in media ne sono state lette due al mese, con riunioni che sono durate due ore, ha attraversato generazioni, visto il passaggio al nuovo millennio, gli attentati dell’11 Settembre, la guerra in Afghanistan, il boom dei social media, la pandemia, gli ipertesti, gli audiolibri.

La storia universale raccontata da Joyce si è incrociata con quella della vita di tutti i giorni, che ha condotto in un’America più veloce e più divisa. Il libro, che in Italia è uscito con il titolo La veglia di Finnegan, o La veglia per Finnegan”, è stato l’ultimo romanzo dell’autore irlandese, pubblicato nel 1939, un lavoro in cui il flusso di coscienza e il linguaggio onirico lo rendono un’opera non semplice, ispirata a una ballata popolare legata alla morte e alla resurrezione del protagonista, Tim Finnegan.

Il regista sperimentalista Gerry Fialka è l’uomo che ha introdotto il romanzo nel circolo californiano. Era il 1995 e Fialka aveva 42 anni quando decise di introdurre la prima pagina del libro alla sezione di Venice della biblioteca pubblica di Los Angeles. L’ultima è stata letta a ottobre di quest’anno. Il gruppo ha visto la partecipazione di lettori con un’età che è variata dai 12 ai 92 anni. Se ogni libro ci cambia un po’, qui i lettori sono cambiati molto durante tutta la lettura. Alcuni sono diventati nel frattempo genitori, altri hanno avuto lutti, altri ancora hanno lasciato per un po’ di tempo per poi tornare e riprendere il filo narrativo.

Le riunioni, durante la pandemia da Covid, sono andate avanti via Zoom, formula rimasta fino all’ultimo perché nel tempo in cui scorrevano le pagine, molti sono andati a vivere lontano, qualcuno dall’altra parte degli Stati Uniti. “La gente – spiega il regista, che ora ha 70 anni – pensa di leggere un libro, ma non è così. Leggiamo e respiriamo nella stessa stanza come esseri umani. Guardiamo i segni tipografici e ci soffermiamo su ciò che per noi è più importante”. Cosa renda così difficile la lettura del romanzo è lo stile scelto da Joyce, che fonde le parole, crea neologismi come, in inglese, “quarks” crasi per “question marks”, punti interrogativi.

Oppure il “Prima che il sockson luccasse le dure” citato da Don De Lillo in un suo racconto breve, “Il silenzio”. E quei passaggi giocosi alla Rodari che diventano parole lunghe come treni e prose tipo “bababadalgharaghta/kamminarronnkonnbronnton”. Joyce crea un’ossessione nel lettore, lo incatena con i suoi doppi sensi, le allusioni, le allegorie, quel tenere sospeso tra sogno e realtà, tra allucinazione e attimo fuggente. Chi ha letto Ulisse sa di aver pensato, almeno per un attimo, che il romanzo avesse bisogno di una seconda lettura. Figuriamoci questo.

Non è insolito che un circolo di lettori impieghi anni per leggere tutto il libro: nel 2015 il Boston Globe citò il caso di un book club che ci aveva messo diciotto anni per concludere l’analisi del romanzo di Joyce. Il punto è che Finnegans Wake, che nel titolo originale non ha il genitivo sassone proprio a indicare non solo il risveglio di Finnegan, ma di tutti i Finnegan del mondo, anche quelli che coltiviamo ignari in noi stessi, è una storia circolare, che ritorna al punto di partenza. Per cui, il Book Club di Venice guidato da Fialka ha già annunciato cosa leggerà per i prossimi ventotto anni.

You May Also Like

More From Author

+ There are no comments

Add yours