Starbucks, la critica sulle chiusure dei negozi: focalizzata sui punti vendita con affiliati sindacalizzati.

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Nuovo capitolo nel braccio di ferro tra la catena di caffè e i lavoratori. L’agenzia fderale dispone di riparire 23 punti vendita
Riaprire immediatamente 23 negozi che Starbucks avrebbe chiuso in risposta alla loro sindacalizzazione. L’ha disposto la National Labor Relations Board, un’agenzia indipendente del governo federale degli Stati Uniti che si occupa di sorvegliare la corretta applicazione della contrattazione collettiva e di vigiliare su eventuali pratiche sleali in ambito giuslavoristico.
Si tratta, secondo la ricostruzone di Axios, dell’ennesimo punto di scontro tra la catena de caffè e il sindacato Starbucks Workers United, che in diverse occasioni ha accusato l’azienda di porre limiti illegali ai diritti dei lavoratori.
Il problema, nell’ultimo caso di chiusure di punti vendita, è che almeno sette erano sindacalizzati, come ha riportato il Nyt, e questo ha generato le accuse di violazione della legge federale. Al quotidiano, un portavoce di Starbucks ha fatto notare che ogni anno “come normale gestione dell’attività valutiamo il portafoglio dei negozi” e in generale apriamo, chiudiamo o cambiamo i negozi. Nel 2022 l’azienda ha aperto “centinaia di nuovi negozi” e ne ha chiusi oltre 100, di cui circa il 3% sindacalizzati, secondo il Nyt.
La querelle non è certo un fulmine a ciel sereno. La stessa Starbucks ha appena pubblicato un report indipendente che lei stessa ha richiesto sulle pratiche sindacali interne. Ne è emersa l’assenza di prove circa la presenza di veri e propri “manuali antisindacali” o di formazioni specifiche su come aggirare le leggi Usa o interferire con l’organizzazione dei dipendenti in forme di rappresentanza. Certo, sono emersi difetti di comunicazione e formazione rispetto ai dipendenti e le libertà sindacali.
D’altra parte la linea dura del vecchio ceo Howard Schultz, che si schierava apertamente contro “la minaccia della sindacalizzazione”, è leggermente cambiata dopo che Laxman Narasimhan è diventato ceo a marzo, e ha parlato della necessità di “prendersi cura del personale a contatto con i clienti”.

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