Numero senza precedenti di soci attivisti che si oppongono ai consigli di amministrazione nel 2023, ma risultati scarsi

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In Italia, le aziende Enel, Tim e Rai Way sono state oggetto di azioni da parte dei fondi, ma senza ottenere risultati. Nel mondo, ci sono stati 252 aziende sotto esame da parte dei fondi. Le campagne che contestano le scelte aziendali di Disney e Starbucks continueranno fino al 2024.

MILANO – Il 2023 sarà ricordato come l’anno in cui i tassi di interesse sono aumentati e le campagne dei fondi attivisti si sono intensificate. Secondo Lazard, l’anno scorso ben 252 aziende quotate sono state prese di mira dagli investitori (7% in più rispetto al 2022), che hanno fatto pressione per cambiare la governance, adeguarsi agli standard, semplificare la struttura o creare maggiore efficienza. “Oggi i fondi attivisti hanno dinamiche molto locali”, spiega Rich Thomas, direttore esecutivo della divisione di consulenza sui mercati dei capitali di Lazard, al Financial Times. “Le campagne globali sono al massimo storico perché l’Asia e l’Europa hanno avuto un anno eccezionale”.

In Italia, i fondi hanno fatto sentire la loro voce su Enel, Telecom Italia e Rai way, tentando in modo goffo di opporsi alla lista del Mef per il rinnovo dei vertici del gruppo elettrico (da parte di Covalis), e cercando di cambiare i vertici della società di telefonia guidata da Pietro Labriola (Merlyn Advisor). Nel caso di Rai Way, invece, alcuni fondi, tra cui Amber Capital, Artemis, Kairos (ma anche soci di lungo termine come Azimut e Mediolanum), hanno sollecitato il governo a promuovere una fusione con la rivale Ei Towers. Questa operazione è stata recentemente appoggiata dal Mef, ma non è ancora stata attuata.

Secondo Lazard, in Europa sono state contate 69 campagne di questo tipo nel 2023, mentre in Asia, con un’attenzione particolare al Giappone, ce ne sono state altre 44. Ma come sempre, la parte del leone spetta agli Stati Uniti, con gli attacchi dei fondi su Walt Disney per il ritorno dello storico ad Bob Iger da parte di Trian Partner, su Starbucks per la nomina da parte delle organizzazioni sindacali di Strategic Organizing Center, al fine di modificare alcune scelte manageriali del gruppo, e su Salesforce, dove si sono fatti sentire ValueAct, Elliott e Third Point. Elliott (che nel 2019 è riuscita a nominare la maggioranza del consiglio di amministrazione di Tim) e Third Point (che nel 2017 ha attaccato Unicredit e nel 2019, senza successo, EssilorLuxottica) hanno in passato criticato la governance anche di aziende italiane.

Secondo Lazard, più del 40% degli attivisti che hanno lanciato campagne lo scorso anno l’ha fatto per la prima volta, quindi l’elenco degli investitori insoddisfatti con cui le aziende devono confrontarsi si sta allargando. “In particolare, l’Europa ha visto un aumento significativo nel numero di attivisti che lanciano campagne per la prima volta”, ricorda sempre Thomas al Financial Times. “Le barriere sono cadute e gli azionisti frustrati stanno lanciando più campagne. Stiamo vedendo una diversificazione e un’allargamento del panorama degli attivisti, aumentando il loro raggio d’azione”.

Tuttavia, secondo Lazard, solo il 37% delle campagne intentate si è concluso con una conquista di un posto nel consiglio di amministrazione, rispetto al 44% del 2022, pertanto molte di queste campagne si sono risolte rapidamente senza risultati duraturi. Chissà se con la stagione delle assemblee che si avvicina, gli hedge fund e gli attivisti torneranno a farsi sentire nelle aziende italiane per far sentire la loro voce.

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