Musica e filosofia proveniente dall’Oriente: il giro per tutta l’Europa di Valerio Mirone, un maestro del Guzheng.

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Un sorprendente successo, dalla Grecia al Portogallo, per i suoni caratteristici della Cina e del Giappone.
Qualche anno fa, esattamente quattordici, Valerio Mirone acquistò uno strumento orientale insolito chiamato Guzheng, che è una sorta di cetra a 21 corde. L’acquistò in vendita in uno dei numerosi mercatini che propongono oggetti scenici, set ormai non più utilizzabili e, appunto, strani strumenti musicali usati per qualche rappresentazione teatrale.
“Volevo una sorta di computer sul palco che potesse dare un effetto sperimentale alla mia musica”, racconta. Da quel giorno, il Guzheng è diventato un compagno di vita e Valerio, noto anche come Pakkione (che in siciliano significa cicciottello), è diventato nel tempo una vera e propria star. Tanto che da qualche tempo sta girando il mondo con i suoi concerti che ovunque registrano il tutto esaurito. Un lungo tour che l’ha portato dalla Grecia (Atene e Salonicco) in Bosnia, Serbia, Slovenia, Austria, Germania, Repubblica Ceca, Svezia, Gran Bretagna, Francia, Portogallo. Una trentina di date che per un artista che suona un genere molto particolare e non perde tempo a promuoversi sui social sembrano quasi miracolose.
Sul palco, Mirone, alias Pakkione, indossa maschere tipiche giapponesi, lunghe vesti bianche e riesce a creare un’atmosfera magica che incanta gli spettatori. Suona nei locali, in ampi spazi ma anche in luoghi più raccolti come atelier di moda, istituti di cultura e gallerie d’arte.
“Ovviamente le performance variano a seconda dello spazio a disposizione, ma la magia di questo suono rimane sempre intatta”, spiega Valerio.
Il Guzheng, o anche Gu Zheng e Gu-zheng (in cinese “zheng” significa amico), è uno strumento musicale tradizionale cinese che fa parte della famiglia delle cetre. Il modello attualmente più comune è dotato di 21 corde, come quello suonato da Mirone, ma esistono anche zheng con 16, 18 e 25 corde. Questo strumento è nato nel 475 a.C. e nel corso del tempo è stato modificato.
In origine, la cetra veniva utilizzata nelle orchestre che suonavano alla corte imperiale, mentre solo nel XIX secolo ha avuto uno sviluppo solistico diffuso. Si suona usando quattro plettri o meglio ancora unghie artificiali applicate alla mano destra, con le quali si pizzicano le corde, mentre la mano sinistra, tradizionalmente, viene utilizzata per premere le corde stesse e ottenere note di diverso timbro e altezza.
A metà del XX secolo, tuttavia, la tecnica esecutiva è stata modificata: ad esempio, la mano sinistra può ora pizzicare le corde come quella destra. Inoltre, è stato codificato un ricco repertorio solistico per il zheng, derivato dal repertorio di altri strumenti, da brani composti appositamente per la cetra e da brani antichi tipici delle diverse scuole regionali di zheng.

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