L’incontro di Schlein con Sanchez a Bruxelles: la strategia di Schlein contro Atreju.

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ROMA — Elly Schlein va a Bruxelles. Stamattina, alle 8:30, si incontra con Pedro Sanchez al vertice del Pse pre-Consiglio europeo. Potrebbe essere scattata una foto opportuna, perfetta per il fine settimana che il Pd ha organizzato ai Tiburtina Studios, che sono diventati l’anti-Atreju. In altre parole, Giorgia Meloni invita il leader di Vox, Santiago Abascal, a Castel Sant’Angelo, chi ha chiesto la forca (a testa in giù) per il primo ministro di Madrid? Oggi Schlein stringerà la mano a Sanchez e lo inviterà a Roma a marzo, quando il Partito Socialista Europeo terrà il congresso per indicare il nome del Pse per la Commissione Ue dopo le elezioni europee di giugno. Il nome che Schlein rispetterà, spiegando così la riluttanza della segretaria nel sostenere l’opzione cara ad Emmanuel Macron, ovvero Mario Draghi: “Non mi sembra che Draghi appartenga alla famiglia socialista”, ha risposto due sere fa a Dimartedì su La7, “ritengo che serva un candidato socialista.” Questa frase è stata accolta con qualche perplessità dal pezzo di partito che invece vedrebbe molto bene l’ex capo della BCE ai vertici dell’Unione, anche al Consiglio.

Schlein per ora non vuole entrare nel dibattito sui nomi. Vale anche per lei in merito alla sua corsa per l’Europarlamento, di cui ieri in segreteria non ha discusso. “È l’ultimo dei problemi”, taglia corto. Sul federatore del centrosinistra: “Se entro in una casa e ne parlo, mi prendono per pazza. Prima dobbiamo capire cosa federare.” Preferisce invece puntare il dito sugli errori di Meloni. Perciò prova a cavalcare il caso Abascal: “È un sovversivo, ha detto che vorrebbe vedere Pedro Sanchez appeso per i piedi. Lo ripeterà ad Atreju? Non abbiamo sentito una parola di presa di distanza da Meloni.” Questo è stato l’attacco dalla conferenza stampa di ieri, per lanciare i due giorni del Pd a tema Europa: domani e sabato, con Romano Prodi, Enrico Letta e Paolo Gentiloni. E ancora: Rosy Bindi, Federica Mogherini, Enrico Giovannini e Antonio Scurati. Non è un anti-Atreju, però, precisa Schlein: “Siamo agli antipodi, ma il nostro forum era stato previsto prima.”

Se fa finta di niente sulle alleanze italiane, la leader del Pd vuole parlare di quelle europee. Sapeva che era il punto dolente di Meloni. “Anche oggi il premier ha detto che noi siamo contro gli interessi nazionali, voglio dirle che chi ha sempre scelto i partner sbagliati perché nemici dell’Italia è proprio lei, che è andata da Orban e dal gruppo di Visegrad a dire che loro avevano ragione a dire no alla solidarietà sull’accoglienza.” Vale sia per l’immigrazione che per l’economia ed è un tema ricorrente: sul Patto di stabilità e crescita “sono loro che rischiano di farci tornare all’austerità e sono sempre loro che ospitano sul palco le peggiori destre d’Europa, che vengono a Firenze a dire che è sbagliato sostenere l’Ucraina.”

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