L’energia eolica, al primo posto in Europa, è dominata dalla Germania. Spagna, Regno Unito e Francia cercano di raggiungerla.

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Gli Stati dovrebbero semplificare le procedure burocratiche se vogliono raggiungere gli obiettivi ambiziosi al 2030 stabiliti dall’Unione europea. Questo è l’appello di WindEurope, l’associazione degli operatori eolici in Europa. Questo messaggio vale per tutti, in particolare per l’Italia che, nonostante le condizioni ambientali favorevoli e l’importanza della sua economia, non contribuisce in modo significativo alla crescita del settore.

La Germania è stata il Paese più virtuoso nel 2023, con l’autorizzazione di 7,5 GW di impianti a terra, un aumento del 70% rispetto al 2022 e oltre il triplo rispetto al 2017. Anche la Spagna è in forte crescita, con oltre 3 GW autorizzati nel 2023, un aumento del 70% rispetto all’anno precedente (prima del 2022 era inferiore a 1 GW/anno). Tra i mercati più dinamici per le nuove autorizzazioni, WindEurope cita anche la Francia (2,2 GW, +12%) e il Regno Unito (1 GW, +10%).

L’Italia non è inclusa nell’analisi dei primi quattro Paesi per la crescita. Nel 2022, sono state installate solo 488 MW di nuovi impianti nella Penisola, una diminuzione del 7% rispetto al 2022. Questo è un divario considerevole rispetto alla potenza che dovrebbe essere installata ogni anno (oltre 2 GW) per raggiungere l’obiettivo previsto dal Piano nazionale per l’energia e il clima (Pniec) al 2030, che recepisce i principi del Green Deal europeo.

La questione è stata sollevata più volte dagli operatori del settore, in particolare dall’Associazione nazionale energia del vento (Anev), che ha evidenziato l’importanza di eliminare gli ostacoli ancora presenti, sia per quanto riguarda il ruolo delle autorità locali nell’autorizzazione degli impianti, sia per quanto riguarda la normativa sui luoghi in cui tali impianti possono essere installati.

Questa problematica interessa l’intero continente europeo. È necessario un cambiamento, come suggerisce WindEurope, e le nuove regole dell’Unione europea offrono un motivo di speranza. In particolare, il regolamento di emergenza sulle autorizzazioni per gli impianti Fer e le norme concordate nella direttiva Red 3 sulle rinnovabili, stabiliscono tempi massimi per le procedure di autorizzazione, nelle cosiddette “aree di accelerazione” per le fonti rinnovabili, dove gli impianti non dovrebbero avere impatti significativi sull’ambiente.

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