La nuova (anziana) proposta di Grillo: un calendario composto da 13 mesi.

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La proposta sul blog del fondatore del M5S. Un mese in più, ma tutti sempre di 28 giorni: “Sempre 28 giorni, semplificherebbe l’organizzazione e la pianificazione del tempo per individui, aziende e organizzazioni”.
Mai dare nulla per scontato quando si tratta di Beppe Grillo. Nemmeno il concetto di tempo. L’ultima proposta del comico e fondatore dei 5 Stelle, pubblicata sul suo blog, è una riproposizione di ciò che fu promosso nel 1849 da Auguste Comte, filosofo, matematico e scrittore francese. In altre parole, modificare la struttura dell’anno, portando i 12 mesi a 13 e rendendoli tutti uguali, composti da 28 giorni e quattro settimane. Con un giorno aggiuntivo da dedicare come festività.
Grillo scrive nel suo ultimo post, intitolato “Riformiamo il nostro tempo!”: “La nostra percezione e organizzazione del tempo sono legate al calendario gregoriano, un modello che risale a più di 400 anni fa e che a sua volta si basava su uno schema antico di 2000 anni, noto come calendario giuliano. Lo scopo principale del calendario gregoriano, istituito sotto l’autorità papale, era quello di ripristinare una continuità nella misurazione del tempo che risaliva all’era paleocristiana… circa dodici secoli prima! Oggi ci troviamo quindi ancorati a uno schema anacronistico, nato in una società prescientifica e teocratica, con un’economia feudale che non semplifica per niente le nostre vite”.
Grillo racconta che nel 1902 il progetto di Comte fu ripreso dall’inglese Moses B. Cotsworth; nel 1928, l’imprenditore George Eastman lo introdusse nell’uso presso la sua Eastman Kodak Company, dove fu utilizzato fino al 1989.
Ci sarebbero cinque vantaggi finali: eliminare “la confusione causata dai mesi con numeri di giorni variabili, semplificando la gestione del tempo, del budget e della pianificazione per individui, aziende e organizzazioni”; “sarebbe più semplice pianificare e coordinare le attività a livello locale, nazionale e globale”; “i giorni bisestili sarebbero gestiti facilmente, aggiungendo un giorno in più alla fine dell’anno invece del sistema attuale in cui viene aggiunto un giorno in più a febbraio”; “le aziende trarrebbero vantaggio per quanto riguarda la rendicontazione finanziaria, l’elaborazione delle buste paga e la gestione dell’inventario”; “infine, ci sarebbe un’armonizzazione delle festività: il giorno extra aggiunto come festività alla fine dell’anno porterebbe a una giornata di festa universale, contrastando ogni forma di discriminazione religiosa e promuovendo l’unità globale”.
La revisione globale del calendario comporterebbe la perdita di feste legate ad eventi storici o religiosi; quindi potrebbe cambiare anche il modo in cui leggiamo la storia e ci rapportiamo alla memoria collettiva e personale. Ma Grillo, visionario come è, sia nel bene che nel male, non se ne preoccupa troppo: “Le Nazioni Unite, le organizzazioni, gli attivisti, gli intellettuali hanno sempre sostenuto l’idea di un calendario con 13 mesi, scontrandosi con ideologie ancorate al passato”.

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