La forte attrazione della destra per la fondina

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Il cenone al piombo di Delmastro è l’ultimo capitolo di un lungo libro grigio che dura da almeno 30 anni. Prepariamoci e votiamo. O anche Dio, patria e pistola. È una vecchia storia della destra pistolera italiana. Inciampi, gaffe più o meno intenzionali, spettacoli elettorali, stravaganze da aspiranti cowboy di provincia, crociate sulla legittima difesa e propaganda del mito della difesa fai da te. E anche prese in giro a vantaggio della potente lobby delle armi. Il cenone al piombo di Rosazza by Delmastro conclude l’ultimo capitolo di un libro grigio che dura da almeno trent’anni. C’era una volta il “sceriffo” Giancarlo Gentilini. Da sindaco di Treviso si comportava come un Tex Willer meno energico. Era un chiaro segnale per i disagiati e ovviamente per gli immigrati “invasori”. L’irresistibile tentazione del Far West: ma in realtà era il profondo Nord-Est.

Sindaci, assessori, parlamentari. Tra i politici che mostrano la pistola, i leghisti sono sempre stati i primi. L’elenco è lunghissimo. Massimo Bitonci oggi è sottosegretario al ministero del Made in Italy. Nel 2016, da sindaco di Padova, girava armato di una Smith&Wesson calibro 9 e ne andava molto fiero. Un anno prima c’è stata la brutta vicenda del benzinaio di Ponte di Nanto che ha sparato e ucciso un bandito durante una rapina. In pochissimo tempo, Salvini è piombato sul posto per benedire Graziano Stacchio: “Giù le mani da chi si difende”.

Anche Joe Formaggio, l’ex sindaco anti-rom di Albettone che faceva ronde con il fucile: oggi è consigliere regionale di FdI e a febbraio si è fatto fotografare con un mitra. E come dimenticare Gianluca Bonanno, scomparso, europarlamentare leghista e sindaco di Borgosesia. Nel 2015 ha mostrato una pistola in diretta televisiva. “Andare in TV con la pistola è stupido e sbagliato”, lo ha ripreso Salvini. Quattro anni dopo, però, alla Fiera delle armi di Vicenza, Salvini ha impugnato un fucile e ha dichiarato: “La legittima difesa è un regalo per gli italiani”. Musica per le orecchie della collega Giulia Bongiorno che nel 2018, da ministro della Pubblica amministrazione, ha commentato: “Se ho una pistola e vedo qualcuno dentro casa mia, sparo”. Ma le armi sono davvero una soluzione? Per Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza di Voghera, sempre della Lega, sono state la soluzione a luglio 2021: ha sparato e ucciso Youns El Boussettaoui, 39enne marocchino senza tetto, dopo una lite per strada.

Lo slogan mantra della destra securitaria è un ritornello: “La difesa è sempre legittima”. Ma lasciare scappare l’embrague, però, è questione di un attimo. Come quando il sindaco leghista di Rocca Pietore, Andrea De Bernardin, ha chiesto ai cittadini di ottenere il porto d’armi contro i ladri. Oggi la competizione interna alla destra si gioca anche sul grilletto. Cinque giorni fa FdI ha calato la sua carta vincente: con un testo presentato al Senato, i meloniani hanno tentato di cambiare la legge sulla caccia dando fucili ai sedicenni. Chissà quanto godimento ha provato l’eurodeputato Pietro Fiocchi, proprietario dell’azienda di munizioni omonima. A Natale ha coperto Lecco di manifesti con lui davanti a un albero addobbato con cartucce e bossoli. Perché, alla fine, a Natale siamo tutti buoni.

Il cenone al piombo di Delmastro è l’ultimo capitolo di un lungo libro grigio che dura da almeno 30 anni. Prepariamoci e votiamo. O anche Dio, patria e pistola. È una vecchia storia della destra pistolera italiana. Inciampi, gaffe più o meno intenzionali, spettacoli elettorali, stravaganze da aspiranti cowboy di provincia, crociate sulla legittima difesa e propaganda del mito della difesa fai da te. E anche prese in giro a vantaggio della potente lobby delle armi. Il cenone al piombo di Rosazza by Delmastro conclude l’ultimo capitolo di un libro grigio che dura da almeno trent’anni. C’era una volta il “sceriffo” Giancarlo Gentilini. Da sindaco di Treviso si comportava come un Tex Willer meno energico. Era un chiaro segnale per i disagiati e ovviamente per gli immigrati “invasori”. L’irresistibile tentazione del Far West: ma in realtà era il profondo Nord-Est.

Sindaci, assessori, parlamentari. Tra i politici che mostrano la pistola, i leghisti sono sempre stati i primi. L’elenco è lunghissimo. Massimo Bitonci oggi è sottosegretario al ministero del Made in Italy. Nel 2016, da sindaco di Padova, girava armato di una Smith&Wesson calibro 9 e ne andava molto fiero. Un anno prima c’è stata la brutta vicenda del benzinaio di Ponte di Nanto che ha sparato e ucciso un bandito durante una rapina. In pochissimo tempo, Salvini è piombato sul posto per benedire Graziano Stacchio: “Giù le mani da chi si difende”.

Anche Joe Formaggio, l’ex sindaco anti-rom di Albettone che faceva ronde con il fucile: oggi è consigliere regionale di FdI e a febbraio si è fatto fotografare con un mitra. E come dimenticare Gianluca Bonanno, scomparso, europarlamentare leghista e sindaco di Borgosesia. Nel 2015 ha mostrato una pistola in diretta televisiva. “Andare in TV con la pistola è stupido e sbagliato”, lo ha ripreso Salvini. Quattro anni dopo, però, alla Fiera delle armi di Vicenza, Salvini ha impugnato un fucile e ha dichiarato: “La legittima difesa è un regalo per gli italiani”. Musica per le orecchie della collega Giulia Bongiorno che nel 2018, da ministro della Pubblica amministrazione, ha commentato: “Se ho una pistola e vedo qualcuno dentro casa mia, sparo”. Ma le armi sono davvero una soluzione? Per Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza di Voghera, sempre della Lega, sono state la soluzione a luglio 2021: ha sparato e ucciso Youns El Boussettaoui, 39enne marocchino senza tetto, dopo una lite per strada.

Lo slogan mantra della destra securitaria è un ritornello: “La difesa è sempre legittima”. Ma lasciare scappare l’embrague, però, è questione di un attimo. Come quando il sindaco leghista di Rocca Pietore, Andrea De Bernardin, ha chiesto ai cittadini di ottenere il porto d’armi contro i ladri. Oggi la competizione interna alla destra si gioca anche sul grilletto. Cinque giorni fa FdI ha calato la sua carta vincente: con un testo presentato al Senato, i meloniani hanno tentato di cambiare la legge sulla caccia dando fucili ai sedicenni. Chissà quanto godimento ha provato l’eurodeputato Pietro Fiocchi, proprietario dell’azienda di munizioni omonima. A Natale ha coperto Lecco di manifesti con lui davanti a un albero addobbato con cartucce e bossoli. Perché, alla fine, a Natale siamo tutti buoni.

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