Identità della principessa di Bisanzio rivelata: un antico manoscritto, recuperato, risolve il suo mistero.

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Un frammento di un poema dipinto chiamato Epitalamio (Vat. gr. 1851), curato da Peter Schreiner, András Németh e Vasiliki Tsamakda.
Un manoscritto proveniente dalla Biblioteca Vaticana, una giovane donna senza un nome e un imperatore innamorato. Un enigma tra Est e Ovest: adesso la sposa ha un nome.
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Il timbro di carbone colorato della Biblioteca Apostolica Vaticana si imprime severamente sulla pergamena bionda delle quattro pagine dorate e sfavillanti di porpora, le quali sono legate insieme nel modesto segno di segnatura Codex Vaticanus Graecus 1851. La mano del bibliotecario erudito e famoso del XVII secolo, Leone Allacci, ha annotato sommariamente il contenuto in latino: un poema “in versi politici”, ossia in decapentasillabi bizantini che rappresentano la forma accentuata dei trimetri giambici della tragedia classica. Allacci segnala vagamente che questi versi riguardano “un imperatore porfirogenito”.

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