I sindacati rispondono: “Dobbiamo creare in Italia un’industria automobilistica che produca veicoli cinesi”.

Estimated read time 3 min read

Fiom, Fim e Uilm si rivolgono alle istituzioni chiedendo di cercare un produttore di Pechino da portare a Torino, con l’obiettivo di trasformare il settore automobilistico italiano e creare nuove opportunità di lavoro. I sindacati metalmeccanici sottolineano l’importanza di “fare scouting” e individuare nuove possibilità di sviluppo, superando la mentalità del costruttore unico. Un possibile sito disponibile per l’arrivo di un altro produttore è l’ex fabbrica Maserati di Grugliasco, che è stato messo in vendita da Stellantis. Le tre sigle sindacali, Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil, si uniscono per chiedere nuovi modelli e assunzioni per la storica fabbrica di Torino, ribadendo l’importanza di allargare il panorama dell’industria automobilistica in Italia. Molti gruppi automobilistici cinesi stanno valutando l’opportunità di investire in Europa, come Byd, Great Wall e Chery. Il ministero delle Imprese del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, sta lavorando per attrarre un produttore straniero, con il sostegno dei sindacati che sottolineano l’importanza di garantire lavoro e il rispetto delle regole europee e italiane.

Fiom, Fim e Uilm alle istituzioni: “Fare scouting” per portare un produttore di Pechino a Torino
Trasformare il dominio cinese sull’auto elettrica in un’occasione di sviluppo per l’industria e il lavoro in Italia, superando i vecchi tabù legati al costruttore unico. Da Torino i sindacati metalmeccanici chiedono a governo, Regione Piemonte e Comune di «mettersi insieme, fare scouting e far arrivare almeno un altro produttore di Pechino proprio a Torino. Gli spazi non mancano », sottolineano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. E indicano la fabbrica ex Maserati di Grugliasco, nell’hinterland torinese, sito dismesso da Stellantis per spostare produzione e addetti a Mirafiori. Spazi liberi che il gruppo automobilistico italo- francese, partecipato da Exor che controlla anche Repubblica attraverso Gedi, ha messo in vendita.

Le tre sigle metalmeccaniche, a distanza di dodici anni dal referendum di Mirafiori sul contratto non sottoscritto dalla Fiom, si sono ritrovate allo stesso tavolo per chiedere nuovi modelli e nuove assunzioni per la storica fabbrica torinese. Per itre segretari, Rocco Cutrì per la Fim, Edi Lazzi per la Fiom e Luigi Paone per la Uilm, è necessario che il panorama italiano dell’auto si allarghi: «Basta con il tabù del produttore automobilistico unico, a Torino deve arrivare un altro costruttore».

Una partita che va giocata in questi mesi. Byd, il colosso cinese che dovrebbe superare Tesla nella vendita diveicoli elettrici con le immatricolazioni 2023, ha deciso di aprire la prima fabbrica per vetture in Europa in Ungheria, dove ha già un sito dove assembla bus elettrici. Altri gruppisi stanno guardando attorno, come Great Wall, attratta da Germania e Repubblica Ceca, oltre all’Ungheria. E poi c’è Chery, società a controllo pubblico che ha già una gamba in Italia grazie alla collaborazione con DR Motor. Il gruppo di Massimo Di Risio importa e adatta le vetture al mercato italiano. Chery, però, vorrebbe camminare con le proprie gambe e aprire una fabbrica autonoma. «Prendiamo in considerazione l’ipotesi di produrre auto in Europa », ha detto Dickson Huang, numero uno di Omoda, uno dei marchi con cui Chery arriverà nella Ue. E aggiunge: «L’Italia è una delle opzioni in discussione, ma nessuna decisione è stata presa».

Gruppi su cui sta lavorando anche il ministero delle Imprese del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, che vuole attrarre un produttore straniero e ha detto che «sono due o tre le trattative in corso». Per i sindacati non si può perdere la partita: «Tanto i cinesi andrebbero altrove dicono – l’importante è che portino lavoro e che rispettino le regole europee e italiane».

You May Also Like

More From Author

+ There are no comments

Add yours