Gli investitori di venture capital degli Stati Uniti continuano a sostenere Israele.

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Settanta investitori americani sono andati a visitare il paese e a conoscere le sue startup proprio in questi giorni

MILANO – Israele è sempre stata riconosciuta come terra di innovazione e tecnologia. A dirlo sono i numeri: nove milioni di abitanti, 7000 startup, una trentina di unicorni che contribuiscono al 20% del pil. Tutte le grandi aziende tecnologiche hanno una sede tra Tel Aviv e Gerusalemme. Il futuro del sistema tecnologico israeliano, però, si presenta incerto, soprattutto considerando gli sviluppi quotidiani nel contesto del conflitto.

Il 2023 avrebbe dovuto essere un periodo di notevoli investimenti per Israele, con una proposta da 25 miliardi di dollari avanzata dalla multinazionale dei semiconduttori Intel per la creazione di un nuovo impianto a Kiryat Gat, una città situata a 40 km dalla Striscia di Gaza e già sede di 12.000 dipendenti. Niente di fatto.

C’è chi però, pur essendo dall’altra parte del mondo, guarda a Israele con tanto interesse da andarci e investirci proprio adesso. Il venture capitalist di Portland, in Oregon, George Djuric, ha deciso di visitare Israele per esprimere solidarietà durante il conflitto e sostenere il settore dell’alta tecnologia.

Direttore tecnologico di yVentures, arrivato negli Stati Uniti come rifugiato durante la guerra in Bosnia a metà degli anni ’90, si è unito questa settimana ad altri circa 70 dirigenti e investitori tecnologici statunitensi in un viaggio in Israele. Nonostante non sia di religione ebraica, Djuric è stato attratto dalla resilienza dello stato di Israele, avendo vissuto personalmente gli effetti della guerra nella sua famiglia.

Il viaggio, organizzato da Ron Miasnik di Bain Capital Ventures, è stato un’opportunità per sostenere l’ecosistema tecnologico israeliano, il secondo più grande al mondo dopo la Silicon Valley. Nonostante le previsioni degli investitori e degli analisti riguardo a un rallentamento della ripresa nell’alta tecnologia a causa del conflitto con i palestinesi, trattative di finanziamento continuano ad essere concluse, sebbene a un ritmo più lento. Le startup israeliane hanno raccolto poco più di 6 miliardi di dollari nel 2023, rispetto ai 16 miliardi del 2022.

Ron Miasnik ha dichiarato di essere ottimista sul futuro dell’economia israeliana, sottolineando che la delegazione americana ha voluto esprimere solidarietà in un momento critico. Durante la visita, oltre agli incontri con investitori e startup locali, i partecipanti hanno incontrato leader israeliani e alcune famiglie degli ostaggi ancora detenuti a Gaza. Tra gli investitori interessati, per esempio, Danny Schultz di Gotham Ventures ha espresso l’intenzione di investire in 10-20 startup israeliane del settore fintech nei prossimi tre-cinque anni.

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