Giancarlo De Sisti: “Beckenbauer riusciva a spaventare anche con un braccio attorno al collo”

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La seconda e ultima volta che ho incontrato Franz Beckenbauer è stato a Roma, a una serata a Villa Miani nel 2006. C’era un pranzo in vista del Mondiale in Germania di cui lui era presidente del comitato organizzatore. Quando, riconoscendomi e stringendomi, mi disse ‘Great player’, mio figlio si emozionò talmente tanto che decise di scrivere un libro su di me.
Giancarlo De Sisti, il primo incontro invece fu a Città del Messico nella semifinale del 1970.
‘Ero curioso di vederlo in azione da vicino ma al tempo stesso anche preoccupato. L’Italia una semifinale del campionato del mondo non la giocava da oltre trenta anni. E poi con Roma e Fiorentina avevo incontrato Overath, che era il suo compagno di reparto e giocava nel Colonia. Insieme facevano una coppia che univa sostanza ad un livello tecnico eccezionale’.
Giancarlo De Sisti, 80 anni
E che impressione le fece?
‘Parlo prima dell’uomo. Esempio assoluto di fair play, un signore. Con tanta voglia di vincere ma rispettoso delle regole, degli avversari e dell’arbitro. Come giocatore che glielo dico a fare? Straordinario, elegantissimo. In quella partita giocò in mezzo al campo, ma non parlerei neanche di ruoli, perché dovunque si posizionasse orientava il gioco da vero leader. Da Kaiser’.
Questo nonostante dopo un contrasto con Cera, fu costretto a giocare con il braccio legato al collo.
‘Premesso che l’infortunio di un avversario non può mai essere considerato un colpo di fortuna, quella situazione ci avvantaggiò. Eppure, anche in quello stato che per il calcio di oggi sarebbe inconcepibile, quando avanzava incuteva timore. Riusciva ad essere ugualmente insidioso, e poi dava una carica incredibile ai compagni. Vedere uno di quella classe che si sacrifica così, raddoppia energie e motivazioni’.
Gli Highlights della tappa di oggi

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