Europee, Salvini declina: “Non mi presenterò come candidato, preferirei appoggiare Vannacci”

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Il vicepremier brucia gli alleati e annuncia la sua decisione. Anche Tajani dubbioso. Meloni resta tentata. Il generale al leghista: “Decido a mente fredda”

Matteo Salvini si tira fuori dalla corsa per le Europee. Niente caccia alle preferenze. «Non mi candido», le parole scandite ieri sera dal salotto tv di “Quarta Repubblica”, su Rete4. Risposta secca, che un po’ spiazza l’inner circle della premier. Perché Giorgia Meloni, solo cinque giorni fa, il 4 gennaio, in conferenza stampa aveva spiegato che il ragionamento sulla sua candidatura a Bruxelles era ancora aperto. Un dossier da affrontare più avanti, nelle prossime settimane, con gli altri leader dei partiti di maggioranza. Invece il suo vice e capo del Carroccio ha scelto in solitaria. Sciogliendo il nodo. E lasciando ora la presidente del Consiglio senza una sponda.

Questo non significa che Meloni a questo punto non si candidi più. Anzi. «Resta più che tentata», confermano i suoi. Vede più vantaggi che danni da una sua corsa, che potrebbe regalare un paio di punti in più a Fratelli d’Italia nel voto di giugno, scavallando la soglia del 30%. Certo, anche l’altro vicepremier, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, in questi giorni è sembrato piuttosto tiepido sulla propria corsa all’Europarlamento. Spiegando di avere già ricoperto la carica di deputato Ue e che potrebbe essere «un errore» candidare in blocco i vertici dell’esecutivo, in un frangente delicato.

Ma appunto, fino a Tajani, il discorso era comunque rimandato a una consultazione fra i leader. Invece ieri Salvini ha tagliato la testa al toro. No alla corsa, magari per lasciare spazio ai governatori del Nord, come Luca Zaia, e anche, forse, per evitare pericolosi paragoni col 2019, “l’anno d’oro” in cui la Lega superò il 34% e il segretario portò a casa oltre due milioni di preferenze. «Non so cosa faranno gli altri leader. Io non mi candido. Resto a fare il ministro dei Trasporti», l’annuncio in tv. Sogna addirittura di «raggiungere il M5S come consensi», anche se il Movimento di Conte per ora è quasi al doppio nei sondaggi. Benedetta invece dal capo leghista la candidatura del generale Roberto Vannacci: «A me piacerebbe che fosse in lista, lui è un’altra delle vittime della sinistra radical chic». Pronta la risposta del militare: «Grazie per la fiducia, a mente fredda valuterò».

Salvini intanto fa la parte della vittima sull’inchiesta sui Verdini, che tocca il padre e il fratello della sua compagna, Francesca. «Se qualche giudice ce l’ha con me, non tocchi a sproposito la mia compagna», è la difesa, seguita dalla citazione dei casi Morisi e Savoini, «sputati e archiviati». Pure lui si sente bersaglio di «una certa corrente della magistratura di sinistra». In Aula però non si presenterà per spiegare. «Se dovessi andare in Aula tutte le volte che me lo chiedono Conte e Schlein sarei sempre lì».

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