Egonu, desiderio di azzurro. Manfredi: “Non vede l’ora di fare ritorno. Alle Olimpiadi per conquistare una medaglia sul podio”.

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La squadra nazionale femminile durante gli Europei
Il presidente della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) in vista dell’anno olimpico: “Non ho scheletri nell’armadio, abbiamo due squadre nazionali competitive e alla fine prenderemo una medaglia”. Allarme sugli impianti, un fondo per prevenire gli abusi
L’Italia del volley parteciperà alle Olimpiadi con entrambe le squadre nazionali, puntando almeno ad una medaglia. E Paola Egonu non vede l’ora di tornarci, nella nazionale femminile italiana che l’anno prossimo si unirà ai campioni del mondo di Fefè De Giorgi a Parigi. Il presidente della FIPAV, Giuseppe Manfredi, conclude l’anno dei due Europei in Italia, ma anche delle mancate qualificazioni dirette alle Olimpiadi, e si prepara per le Olimpiadi, incoraggiato dai dati positivi come i complessivi 53,6 milioni di telespettatori per i due tornei, i 93mila spettatori presenti nelle 9 sedi e l’aumento di 46mila iscritti che porta l’adesione al movimento a 314mila tesserati. Tuttavia, non mancano le difficoltà, come la mancanza di impianti che impedisce a tutti i bambini di giocare quanto potrebbero. Inoltre, è stato istituito un fondo di 80mila euro chiamato Fipav Cares, che si occupa anche della prevenzione degli abusi recentemente riscontrati e sanzionati con la radiazione per gli allenatori accusati di violenza. “Perché per queste cose non c’è perdono, esiste solo la radiazione e la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria”, afferma Manfredi in modo definitivo.
Il presidente della FIPAV, Giuseppe Manfredi
L’anno degli Europei è ormai passato, con l’arrivo di Julio Velasco in sostituzione di Davide Mazzanti. Entrambe le squadre nazionali dovranno qualificarsi a Parigi attraverso la classifica stabilita dopo la prima fase della Nations League, ma per quanto riguarda la partecipazione alle Olimpiadi, il vertice della FIPAV non ha dubbi: “Ci andremo, ma non possiamo mettere troppa pressione sulle ragazze e i ragazzi”, sottolinea Manfredi. “Sono bravi, preparati e sanno cosa fare. Come dicono nella federazione internazionale, l’Italia è la nazione più importante nel panorama del volley, quindi deve essere sempre tra le prime quattro e competere per le medaglie. Abbiamo due squadre nazionali di alto livello e prima o poi conquisteremo la medaglia. Le critiche? Non credo di avere scheletri nell’armadio, potete aprirlo pure. Ci sono state alcune polemiche nella squadra femminile senior, le scelte fatte non hanno portato ai risultati sperati, ma non penso sia il caso di gettare tutto. Come dice Velasco, ci sono relazioni che si concludono”.
Anche per quanto riguarda la simbiosi tra Paola Egonu e la nazionale in vista di Parigi, Manfredi non ha dubbi: “Lei non ha mai abbandonato la nazionale, se ha saltato le qualificazioni è perché gentilmente ha chiesto di riposarsi essendo stanca dopo un anno estenuante. Cosa avremmo dovuto dirle, “devi venire a tutti i costi”? Lei è la prima a voler entrare in nazionale, forse è l’unica ragazza a fare tutto il percorso dalle scuole superiori con noi nel Club Italia. Non ci sono restrizioni per nessuno. Poi sarà Velasco a decidere se merita di giocare, in base alle sue esigenze tecniche”.
Nel frattempo, sottostante alle stelle della squadra nazionale, c’è un problema che mina la crescita del movimento che ha ospitato due Europei in casa (oltre al sitting volley con quasi 50mila spettatori), anche per fare promozione: “Abbiamo un serio problema, quello degli impianti: spero che prima o poi venga modificata la normativa sugli impianti scolastici perché non ce la facciamo più. Siamo nelle peggiori condizioni. Siamo stati folli ad organizzare gli Europei in 9 città del paese con un sistema impiantistico tra i peggiori delle nazioni più avanzate in ambito sportivo, in cui non è stato fatto nulla. Bisogna dare la possibilità a tutte le società sportive di accedere concretamente agli impianti, perché non hanno bisogno di soldi, sono capaci di svolgere la loro attività grazie al consenso delle famiglie. Dateci gli impianti, il resto lo faremo noi”.

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