Cambiamento nel settore dei prestiti: l’impatto dell’attesa per i tagli dei tassi Bce si riflette sui costi dei prestiti a tasso fisso.

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Tra novembre e dicembre si è registrata una prima svolta nei costi dei finanziamenti, dopo l’aumento significativo legato alla rapida crescita dei tassi ufficiali. Questo indica che il “picco” potrebbe essere stato superato, in linea con le aspettative delle prossime mosse della BCE. Questo è stato confermato dal presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, in un’intervista recente e dalle ultime indicazioni di mercato e altri osservatori.
D’altra parte, gli ultimi indici Irs – che rappresentano i costi dei mutui a tasso fisso – mostrano una significativa diminuzione a novembre, ulteriormente amplificata nella prima metà di dicembre. Secondo l’Osservatorio MutuiSupermarket.it, ad esempio, il tasso Irs a 20 anni ha registrato una diminuzione di 28 punti base a novembre, che è già stato riflesso sul mercato a dicembre. Il venerdì prima di Natale, lo stesso indicatore era già al 2,45%, con una diminuzione di oltre 60 punti base rispetto al valore medio di novembre.
Quindi, si sta notando un punto di svolta per i mutui a tasso fisso. Secondo Telemutuo, ad esempio, su un mutuo fisso ventennale di 100.000 euro, stipulato a metà dicembre, la rata mensile sarebbe stata più bassa di circa 31 euro rispetto a un mese prima.
“I mutui a tasso fisso rimangono estremamente convenienti e lo saranno ancora in futuro, soprattutto per le durate pari o superiori ai 20 anni. Questo perché gli indici sono già abbastanza bassi e le banche applicano spread più contenuti rispetto ai mutui a tasso variabile, considerati meno rischiosi. Attualmente, i migliori mutui a tasso fisso costano l’1,7% in meno rispetto ai mutui a tasso variabile corrispondenti”, spiega Guido Bertolino di MutuiSupermarket.
Vale la pena ricordare che i tassi fissi sono più che triplicati dal gennaio 2022 al mese scorso. Guardandolo da un altro punto di vista, questo significa che con lo stesso importo di rata si poteva ottenere il 30% in più di capitale in media. Ad esempio, con una rata di 500 euro a gennaio 2022, era possibile ottenere un mutuo di 150.000 euro che copriva il 100% del prezzo di acquisto della prima casa per un giovane sotto i 36 anni, grazie alla garanzia CONSAP. A novembre 2023, l’importo finanziabile era sceso al suo minimo, superando di poco i 105.000 euro.
Non a caso, il mercato immobiliare ne ha risentito, poiché il finanziamento resta una componente fondamentale per l’acquisto in Italia. Ora si sta osservando un cambiamento di scenario: secondo l’Osservatorio, dicembre ha segnato la prima inversione di tendenza e, tornando all’esempio sopra citato, il capitale mutuabile si avvicina ai 110.000 euro. Se le offerte delle banche seguono l’andamento degli Irs, potremmo raggiungere più di 117.000 euro a gennaio.
Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, Bertolino ancora non nota “mossi significativi sull’indice Euribor a 3 mesi, ma analizzando la curva dei futures, ci aspettiamo una rapida diminuzione dell’indice a partire da marzo, che potrebbe scendere al di sotto del 3% (rispetto al 3,95% attuale) a settembre e poi stabilizzarsi appena sopra il 2% nel 2025”. Ecco perché ci aspettiamo un recupero dei mutui a tasso variabile nei prossimi mesi, dopo che negli ultimi mesi erano diventati una quota molto residuale del mercato.

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