Calenda taglia corto: “Non è reale, è solo teatro. In Abruzzo siamo insieme solo perché il candidato è abile.”

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Il capo di Azione su Sky Tg24 critica l’idea di un progetto comune con Pd e M5S definendola come un “rantolo della seconda Repubblica in agonia”. Sui manganelli afferma: “Un fallimento, ma non è fascismo”
ROMA – “Le nostre posizioni sono state sempre decise. Non abbiamo governato con il M5S e abbiamo sempre chiarito che non esiste un fronte ampio”. Lo afferma il leader di Azione Carlo Calenda su Sky Tg24, sottolineando le differenze di opinione su vari temi tra Pd e M5S, a cominciare dall’Ucraina. “Durante il congresso del PSE, si sosteneva una posizione di supporto nei confronti dell’Ucraina, mentre dal M5S si diceva: stop agli aiuti a Kiev”.

Calenda è inflessibile nel criticare il progetto comune definendolo come “l’ultimo respiro di una seconda Repubblica ormai in declino”. “Questo scempio – aggiunge – deve essere fermato. Chi vota Azione sa che desideriamo fermare questo scempio”. Per quanto riguarda la possibile collaborazione in Abruzzo con il centrosinistra, Calenda spiega che è dovuta al fatto che “il candidato civico”, Alessio D’Amico, “è competente”.

Tuttavia, riguardo alla Sardegna, dove Azione ha sostenuto la candidatura infruttuosa di Renato Soru, Calenda sembra minimizzare la vittoria di Alessandra Todde e dell’alleanza M5S-Pd: “La destra ha perso perché il sindaco in carica era considerato incompetente e si usciva da una fallimentare amministrazione regionale”. Tuttavia, ribadisce che non bisogna parlare di fronte ampio: “Il fronte ampio è solo una messa in scena”.

Anche riguardo alle polemiche suscitate dagli scontri a Pisa, il capo di Azione distingue nettamente le proprie posizioni da quelle del centrosinistra: “L’uso dei manganelli – afferma – è un fallimento. Quanto accaduto a Pisa è sbagliato”, ma contesta chi associa “quegli episodi ai fascismo”. “Da 30 anni ormai si parla di un ritorno del fascismo”. Inoltre emerge un sentimento di “insofferenza” dalla destra nei confronti del Presidente della Repubblica”. Calenda osserva che “tutto ciò è estremamente pericoloso, poiché l’Italia ha già vissuto più di 10 anni di violenza politica in piazza e se ora mettiamo benzina sul fuoco sperando di far divampare gli eventi di Pisa per alimentare la radicalizzazione è grave. C’è il rischio di tornare a ferirsi nelle piazze e ciò è assolutamente da evitare”.

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