Allegri sconfigge Mourinho sulla sua casa, il pragmatista sconfitto: “Il fato del calcio non è stato dalla nostra parte nel 2023.”

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Il tecnico portoghese dopo il ko di Torino allarga il discorso all’intero anno, condizionato dalla drammatica serata di Budapest: “Sarebbe stato un anno storico”
A Torino Mourinho ha perso nel suo campo. No, non lo Stadium. Quello dei risultati. L’unica cosa che conta. Prima della partita l’aveva ricordato in coro con Allegri. Ma lo scettro di risultatista migliore non potevano reggerlo entrambi. Il dio del calcio l’ha consegnato a Max. Lo stesso dio del calcio che Mourinho ha invocato al termine della partita. Lo stesso che ha reso il suo 2023 un po’ meno special del solito. “In condizioni normali quest’anno sarebbe stato storico. Avremmo vinto la seconda finale europea di fila, giocato la Supercoppa e la Champions League. Il dio del calcio non ha voluto, ma non è stato lui: solo una serata infelice di un gruppo di arbitri di top livello”.
Come se lo spettro dell’arbitro Taylor non lo avesse mai abbandonato dalla notte di Budapest. Quella in cui ha perso la sua prima finale europea. La sconfitta contro Allegri un’altra lezione. Una battaglia politica persa contro il suo stesso compagno di partito. Contro chi professa la sua stessa ideologia. Nel primo tempo la ribellione al difensivismo non ha funzionato. Troppo resistente “il muro di Torino”. Parola di Mourinho, che ai microfoni lascia trasparire soddisfazione. “Nel primo tempo meritavamo noi. È mancato solo il gol. Sono contentissimo per come abbiamo giocato. Abbiamo messo in difficoltà una squadra che lotta per lo scudetto”. Ma nel cuore di un risultatista la sconfitta non può essere contemplata, anche se giochi bene. Ricordando gli errori arbitrali della finale di Europa League Mourinho ha voluto rialzare la testa. Come a dire: “Non mi merito questo 2023”.
Tra qualche ora questo sarà il passato. Da dimenticare. Sul taccuino Mourinho ha segnato i buoni propositi per il nuovo anno. Il ritorno in Champions non può mancare. Il quarto posto dista cinque punti e la Roma non calcia il pallone con le stelle da cinque anni. Troppi. Ma per farlo il tecnico pretende qualcosa dal mercato di riparazione. Anche se in ritardo, reclama un regalo adeguato per la sua difesa. Con Ndicka in partenza per la Coppa d’Africa e Smalling fuori uso, Celik può adattarsi a centrale. Ma non può bastare. Trevoh Chalobah del Chelsea e Thilo Kehrer del West Ham i nomi più caldi. Pinto lavora anche alle uscite. Quella di Sanches, bocciato da Mourinho. Quella di Spinazzola, che piace in Turchia e in Arabia Saudita. Per entrare a Trigoria il prestito la strada maestra. Il general manager lascia intendere di non poter spendere troppo. “È vero che abbiamo bisogno di un difensore, ma dobbiamo anche rispettare il settlement agreement”, l’accordo siglato con l’Uefa per mantenere sotto controllo il bilancio. Anche sul mercato bisogna essere creativi e Pinto lo riconosce. Il nome per la difesa sarà un compromesso. “Una soluzione sportiva che piaccia a Mourinho. Una soluzione economica che piaccia alla società”. Con la speranza di non incappare nell’ennesimo flop. Nelle ultime edizioni del mercato invernale troppi “pacchi”. No, non quelli di Natale, ormai alle spalle. Reynolds, Maitland-Niles e Solbakken. Il 2024 scioglierà tutti i dubbi. Sul mercato, sul campo e in panchina. Nel nuovo anno la Roma non scoprirà solo il suo destino, ma anche quello del suo risultatista.
NOME
AS Roma

ANNO DI FONDAZIONE

ALLENATORE
José Mourinho
STADIO
Olimpico

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